martedì 5 giugno 2012

LA RIVOLUZIONE DEL CLIMA - BRIAN FAGAN

ci avete mai pensato all'influenza che il clima ha avuto sulla storia umana?

ecco un'altra delle mie letture casuali che poi si rivelano più che interessanti. l'autore è un docente di archeologia, ha scritto altri libri, che penso di andare a ricercare, sempre sulla storia e le sue sfaccettature. il libro è leggermente datato, risale al 2001, quindi mentre la parte "corposa" del libro non risente dell'età la parte finale per certi versi può essere definita superata, ma se ci si ragiona un attimo le considerazioni che si leggono sono quanto di più attuale sia possibile leggere sul riscaldamente globale.

il libro è suddiviso in 4 parti, si parte dall'epoca medioevale per arrivare ad oggi, passando per carestie, guerre e via dicendo. la storia la conosciamo tutti o meglio pensiamo di conoscerla. per quanto mi riguarda la storia mi ha sempre appassionata, anche se ci sono periodi storici che mi hanno colpita più di altri bene o male pensavo di conoscere un po' tutto quello che c'era da sapere. è ancora così, ma questo libro è un po' il dietro le quinte della storia come la si studia a scuola.

su cosa si sia basato l'autore è presto detto: ci sono storici che si occupano di ricostruire il clima del passato. i classici grafici del riscaldamento globale ne sono la prova: qualcuno ha detto che nel 1800 c'era una certa temperatura e non un'altra.

in realtà non l'ha solo detto, il dato è frutto di una ricostruzione, basata sulla datazione e sullo studio degli anelli degli alberi, sulle carote di ghiaccio estratte in zone artiche e antartiche. queste le fonti "sicure" e scientifiche a cui si aggiungono fonti forse meno sicuri ma sicuramente più affascinati: i registri delle chiese, commerciali, i quadri. dai registri delle chiese si scopre se un anno è stato un anno di nascita o di morte prevalente, dai registri commerciali se la vendemmia è andata bene o male, in che periodo è stata fatta, se ci sono state delle gelate. infine i quadri permettono di notare cambiamenti avvenuti nel tempo e valutare la vita di allora: che attrezzi usavano, come si vestivano, se il cielo era spesso nuvoloso, se di inverno nevicava. oltre a queste le informazioni inservibili ma simpatiche: il monaco che appunta che non ha mai avuto così tanto freddo in vita sua o il mercante che annota a margine che fa caldissimo e non si pesca come una volta.

non è necessario essere dei climatologi per leggere il libro: tutto viene spiegato nel particolare, senza però scendere nella noia. viene spiegato l'influsso della corrente del golfo, delle correnti oceaniche, delle eruzioni vulcaniche, cosa si intende per variabilità climatica e altalena climatica. una volta che si ottengono le basi ci si può addentrare nel vivo della questione e leggere della storia come mai ne abbiamo letto.

il medioevo è stato un periodo caldissimo rispetto ad ora, i vichinghi hanno avuto modo di arrivare in america del nord proprio grazie a un clima mite e all'assenza di ghiacci, in inghilterra si è cominciato a coltivare la vite.. la cosa interessante è la correlazione fra elementi che non sono solitamente dati per correlati come la carestia e la situazione ambientale di quel periodo. se ci si pensa bene in effetti un legame ci sarà stato se di colpo le coltivazioni non sono riuscite a coprire il fabbisogno no? si dà la colpa alla sovrapopolazione, il che è sicuramente vero, ma se ci si pensa bene può anche essere che ad anni particolarmente miti (in cui il popolo è stato meglio e quindi la mortalità si è abbassata) siano seguiti anni in cui i raccolti sono andati perduti e quindi è mancato prima ciò di cui nutrirsi e poi ciò che serviva per ripiantare tutto l'anno successivo?

non vi sto a dire tutti gli esempi che ho letto, altrimenti non vi invoglierei alla lettura, vi basti pensare che fra le righe si scopre come e perchè il commercio di merluzzo ha cambiato l'europa, come è nata, effettivamente, la rivoluzione francese e come è nata la rivoluzione industriale.

capitolo a parte lo merita la ricostruzione fedele di come si viveva con un'agricoltura di sussistenza. è un aspetto su cui l'autore ritorna spesso, e in effetti ne capisco i motivi: un anno di cattivo tempo a quei tempi voleva dire la fame per l'inverno successivo, un secondo anno di cattivo tempo signidficava patire la fame, perdere tutto e diventare viandanti, se si era fortunati a sopravvivere. l'aspettativa di vita nel medioevo, per un contadino, era 24 anni. c'era poco da stare allegri, eppure i libri di storia hanno sempre dedicato poche righe ai contadini e molte righe ai re. il 90% della popolazione erano i contadini che con il loro lavoro e la loro fatica davano sostentamento anche al re. ecco perchè il minimo cambiamento climatico (in meglio o in peggio: l'aridità a volte fa più danni della piovosità e viceversa) ha avuto una grandissima influenza sulla storia... almeno fino a quando non hanno imparato a far variare le coltivazioni, hanno sviluppato nuovi attrezzi, insomma fino a quando (poco prima della fine del 1800) si è usciti dall'agricultura di sussistenza.

non mi resta che consigliarvi questa lettura, interessante e soprattutto non noiosa come potrebbe sembrare!

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