martedì 3 luglio 2012

SETTANTA GIORNI - REVELL CARR

questo libro è stata una bellissima scoperta. sono appassionata di racconti di mare. qualunque storia riguardante la navigazione mi appassione e mi ero segnata questo titolo tempo fa mentre ricercavo altro titolo in biblioteca. con il tempo mi è passato di mente di cosa parlasse così quando l'ho preso in prestito ho sinceramente pensato che si trattasse di una "comune" storia di naufragio, come spesso mi capita di leggerne scritte direttamente dal sopravvissuto che si è trovato nel bene e nel male a combattere con gli oceani del mondo.

invece mi sono ritrovata davanti a una ricostruzione storica, che definire dettagliata è poco, di un periodo storico abbastanza lungo (dalla prima guerra mondiale ad oggi) in cui le vicende di vari personaggi si sono incrociate più volte, spesso con esiti disastrosi. ma andiamo con ordine. a scrivere questo libro è Revell Carr che di lavoro si occupa di gestire un museo navale di fama mondiale. ha ricostruito le vicende che riguardavano una iole (scialuppa di salvataggio) approdata alle bahamas con due superstiti durante la seconda guerra mondiale. a mio parere ci sono due modi, diametralmente opposti, di narrare una vicenda. interessante e ricco di particolari avvincenti oppure noiosissimo. per mia fortuna lo scrittore ha scelto il primo metodo e il risultato è davvero entusiasmante. non si è limitato a scrivere la storia della iole, ma ha ricostruito la vita di tutte le persone che in un modo o nell'altro ne sono entrati in contatto. la storia narrata è lunga poco più di 300 pagine, poi ce ne sono un centinaio di appendice in cui sono riportate le fonti e alcuni stralci di documenti processuali come dichiarazioni, diari di bordo e simili.

ci troviamo in tempo di guerra, la seconda guerra mondiale. c'è tutto un mondo che è vissuto durante quella guerra di cui pochi sono a conoscenza. chi di voi ha mai sentito parlare delle navi mercantili in tempo di guerra? e delle navi corsare? da una parte nazioni come l'inghilterra avevano bisogno di rifornimenti e quindi utilizzavano mercantili per fare da spola con altre nazioni, dall'altra nazioni come la germania utilizzavano sommergibili e navi corsare per affondare i mercantili. in guerra ci sono regole da rispettare e una di queste era il rispetto per la vita umana: prima di affondare un mercantile il suo equipaggio doveva essere messo in salvo. fra teorie e pratica spesso c'è qualche differenza e in questo caso il mercantile "anglo-saxon" viene affondato senza alcun preavviso e vengono silurate anche le scialuppe di salvataggio. solo una si salva e riesce ad allontanarsi dalla nave che sta affondando, a bordo ci sono 7 persone. vi annuncio subito che 5 di queste moriranno prima di riuscire a toccare terra, i due superstiti saranno soccorsi e uno perirà in un altro affondamento di mercantile quando sta tornando in inghilterra, il secondo vivrà abbastanza da metter su famiglia e poi si suiciderà perchè vittima (non curata visti i tempi) di sindrome da stress post-traumatico. non è una storia a lieto fine. il tutto parte dalla giovinezza dei personaggi principali della storia (i 7 superstiti, il comandante del mercantile, il comandante della nave corsara) e finisce con ciò che si sta facendo per ricordare questa amara vicenda e tenere vivo il ricordo di questi eroi di guerra. per inciso il comandante della nave corsara è stato insignito di medaglie al valore dallo stato tedesco, e allo stesso tempo è stato processato per crimini di guerra e condannato al carcere (dove morirà).

la mia opinione personale è che questo libro sia degno di essere letto: svela un lato nascosto di una guerra che moltissimi di noi si illudono di conoscere ma che spesso non conoscono nella sua totalità. di mio ad esempio conosco molto bene ciò che riguarda l'olocausto e le leggi naziste più qualcosa riguardante i temibili sottomarini tedeschi, ma non sapevo nulla delle navi corsare e di ciò che hanno fatto in quegli anni. personalmente comunque non posso che ammirare la genialità di questi comandanti che camuffavano la loro nave da guerra da nave mercantile per potersi avvicinare ai mercantili indifesi e soprattutto per sottrarsi a quelli che potevano essere gli attacchi aerei del nemico. c'è anche da dire che se si esclude questo comandante (dal nome davvero impronunciabile per me) tutti gli altri si sono attenuti alla regola che vedeva salvo l'equipaggio sopravvissuto all'attacco, l'onore e la vita sono valori di massima importanza in guerra, o almeno era così durante la grande guerra.

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