mercoledì 19 febbraio 2014

Ricordi di viaggio - Stonehenge e Woodhenge


 

Quando mi è stato detto che sarei potuta andare a Stonehenge la mia prima reazione, 
a ben pensarci, è stata di rifiuto:
 ho immediatamente trovato 1000 difficolta che ci avrebbero impedito di andarci. 
Ad una piu attenta analisi la motivazione è quanto meno ovvia: 
quando si mitizza un luogo si è poi emotivamente coinvolti 
e il timore di una delusione è forte, anche se incoscio.
 Stonehenge è presente fra i miei "interessi" da moltissimi anni: 
uno dei libri del mio autore preferito è ambientato proprio li e proprio durante la sua costruzione, senza contare le decine di documentari e libri che ho incrontato negli anni sull'argomento 
e non ultimo la frequentazione dell'associazione in cui si parla di celti e di cerchi di pietra, 
tanto da frequentarne settimanalmente uno passando dallo scetticismo 
al "sentire" davvero la bellezza del luogo anche grazie alla kemò-vad.
 

Ad ogni modo abbiamo deciso di andare, 
letto parecchie opinioni, 
siamo passati dall'entusiasmo alla delusione con una velocita disarmante, 
siamo passati dal pensare di riuscire a visitarne il centro al pensare di non visitarlo affatto... 


Alla fine comunque ci siamo presentati puntuali all'autonoleggio 
e da li è cominciata la nostra avventura di poche ore in Inghilterra.
In un'ora di auto 
(con guida a destra, traffico e tutto quello che ne consegue) 


finalmente avvistiamo il primo cartello che ci indica la direzione per Stonehenge 
e dopo pochi minuti eccolo, il cerchio. 


Maestoso, fra i prati. 
Nulla in seguito è stato cosi emozionante come il vederlo spuntare dal nulla dietro da collina, circondato da numerose pecore nei prati vicini. 


Curiosamente invece i visitatori, sebbene presenti, non hanno attirato la mia attenzione. 
Solo il cerchio, il verde dei prati, le pecore e uno straordinario cielo azzurro,
 quasi privo di nuovole, con uno splendido sole caldo.


 Inevitabile il pensiero a come doveva apparire in passato, senza auto e modernità nei dintorni, 
a questo proposito devo ammettere che i recenti lavori hanno reso possibile 
immaginare il passato senza troppa difficolta: 
attualmente il cerchio è davvero in mezzo all'erba 
e non ci sono strutture moderne a vista da li, 
ad esclusione della strada che passa nei pressi 
ma la morfologia del terreno collinare la nasconde allo sguardo 
e quindi è una presenza che si può ignorare senza troppa difficolta.
  Il centro con il museo è distante qualche chilometro. 
Nonostante quanto letto è una buona soluzione: 
distante dal cerchio non ne disturba la visuale 
ed evita anche l'eccessiva presenza di turisti al cerchio: 
a disposizione c'e un trenino che porta al cerchio ogni pochi minuti 


la maggior parte delle persone si reca al cerchio per un veloce giro 
per poi ritornare al museo dove è presente un'esposizione di reperti 
e un'interessante proiezione del cerchio a rappresentarlo 
con il trascorrere del tempo (giorno, notte, inverno ed estate). 
Nonostante sia piu emozionante andare a vedere il cerchio è allo stesso modo interessante vivere, seppure virtualmente, il cerchio in tutte le sue varianti.
 
Ovviamente erano presenti souvenir di ogni tipo


io ho comprato una calamita
non potevo non comprarla
per mettere il punto su questa tappa
... ma mi è costata quanto metà giornata di viaggio...

Il cerchio non ha bisogno di essere descritto, 


purtroppo è possibile solo visitarlo esternamente, a notevole distanza. 


Eppure anche in questo modo si sente l'energia del posto. 
Noi ci siamo limitati a un giro intorno, personalmente senza ascoltare l'ottima audioguida 


ma dando retta a suoni e sensazioni forse piu veri 
(il vento e il silenzio, il calore del sole sul viso) 
in un paio di punti ne ho approfittato per una veloce meditazione no-tah, 


l'unica possibile in un luogo cosi affollato. 
 Eppure pochi minuti sono bastati per ottenere carica ed armonia interiore.

Capitolo a parte Woodhenge


tanta gente a Stonehenge, 
e nessuno in questo bellissimo sito, 
per certi versi più significativo di Stonehenge


un sito che era costituito da cerchi concentrici di legno


ora sostituiti da pali di cemento
meno poetici e veri, forse
ma ugualmente di effetto nel suo insieme
abbiamo meditato lì,
praticato la kemò-vad, 


al tramonto, 
nel silenzio e nella natura
il momento forse più profondo di tutta la nostra permaneanza in Inghilterra


permanenza vissuta di fretta
forse la più stressante fra guida a sinistra, tempo contatissimo 
e voglia di fare e vedere 1000 cose e non riuscire a vederne quasi nessuna
eppure i paesaggi inglesi


si sono dimostrati esattamente come li immaginavo


lunghe distese di erba, 
intervallate da strade
ma soprattutto da staccionate


che sembrano essere ovunque
peccato non aver avuto più tempo

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